UN MERCATO DEL LAVORO DINAMICO MA PIENO DI CONTRADDIZIONI
“Figlio mio, da quando sei nato non mi hai mai dato una soddisfazione!”.
– “E’ vero, papà, lo ammetto, ma prima?!”
Il mercato del lavoro italiano sta attraversando una fase di forte dinamicità, caratterizzata però da tensioni e contraddizioni sempre più evidenti. Secondo l’Hays Salary Guide 2025, l’80% delle aziende è alla ricerca di nuovi talenti, ma molte di esse faticano a trovare le competenze necessarie e a trattenere i lavoratori più qualificati. Dall’altra parte, cresce l’insoddisfazione tra i dipendenti, un fenomeno che colpisce in modo particolare le donne e gli over 50, penalizzati da un mercato ancora poco inclusivo e da opportunità di carriera limitate.
Questa fotografia emerge da un’indagine condotta su circa mille lavoratori e aziende e mette in luce una realtà in cui i lavoratori italiani si trovano spesso davanti a una scelta difficile: rimanere in un ruolo poco gratificante o cercare migliori condizioni altrove. Il 50% di loro dichiara di voler cambiare impiego, principalmente per tre motivi: mancanza di prospettive di crescita, retribuzioni ritenute insoddisfacenti (nonostante un lieve incremento), incarichi poco stimolanti.
Retribuzioni in aumento, ma ancora insufficienti
Se, da un lato, il rapporto evidenzia un aumento medio degli stipendi del 3,7% (che porta la retribuzione media dei colletti bianchi a 56.000 euro lordi annui), dall’altro emerge chiaramente che questa crescita non viene percepita come sufficiente rispetto al carico di responsabilità. Il 57% dei lavoratori ritiene che il proprio stipendio non sia adeguato, e il 63% non si aspetta alcun aumento nel corso dell’anno. Per molti, l’unica strada per ottenere un miglioramento economico è cambiare azienda, alimentando così un mercato del lavoro sempre più instabile e caratterizzato da un’elevata mobilità.
Le nuove priorità dei lavoratori: benefit, benessere e flessibilità
Oltre alla questione salariale, stanno emergendo altri fattori chiave nella scelta tra restare in un’azienda o lasciarla. I benefit, un tempo considerati accessori, stanno assumendo un ruolo sempre più centrale. Tra questi, il lavoro agile si è affermato come un requisito fondamentale, soprattutto per i giovani e le donne, che apprezzano la possibilità di conciliare meglio vita professionale e privata. Diversa la prospettiva per gli uomini over 50, che continuano ad attribuire grande valore a benefit più tradizionali, come l’auto aziendale.
Un altro aspetto che sta guadagnando attenzione è il benessere mentale, tema su cui sempre più lavoratori chiedono maggiore impegno da parte delle aziende. Tuttavia, nonostante la crescente sensibilità, le iniziative concrete in questa direzione sono ancora limitate, lasciando molti lavoratori senza strumenti adeguati per affrontare lo stress lavorativo.
Il ruolo della tecnologia e la formazione carente
La rivoluzione tecnologica sta trasformando il mercato del lavoro e l’intelligenza artificiale generativa è sempre meno vista come una minaccia e sempre più come una risorsa. Secondo il report di Hays, il 43% dei lavoratori la considera un’opportunità, ma c’è un grande divario tra questa percezione e la reale preparazione del personale: l’88% dei lavoratori dichiara di non aver ricevuto alcuna formazione in questo ambito. L’assenza di percorsi di aggiornamento adeguati rischia di creare un gap tra le competenze richieste dalle aziende e quelle effettivamente disponibili, rendendo ancora più difficile la ricerca di personale qualificato.
Sfide demografiche e il futuro del lavoro
A rendere ancora più complesso il quadro del mercato del lavoro italiano è il contesto demografico. L’Italia sta attraversando una transizione senza precedenti, caratterizzata da una popolazione attiva sempre più anziana e da un basso tasso di ricambio generazionale. Attualmente, i lavoratori over 50 rappresentano il 35% del totale, mentre i giovani sotto i 30 anni sono appena il 20%. Questo squilibrio è aggravato dalla scarsa partecipazione delle donne al mercato del lavoro e dalla diffusione del part-time involontario, che in due casi su tre è una necessità anziché una scelta.
Questa situazione pone le aziende di fronte a una doppia sfida: da un lato, devono adattarsi a una forza lavoro sempre più senior, dall’altro, devono attrarre e trattenere i talenti più giovani, che spesso preferiscono guardare all’estero per trovare opportunità più vantaggiose.
Verso un nuovo equilibrio tra lavoratori e imprese
Per affrontare queste sfide, le imprese devono ripensare le proprie strategie di gestione del personale. Non basta più offrire uno stipendio competitivo: serve un approccio più ampio che tenga conto delle nuove priorità dei lavoratori, come la flessibilità, il benessere e la crescita professionale.
La collaborazione tra diverse generazioni, un tempo vista come una criticità, oggi si sta trasformando in una risorsa strategica. L’integrazione di prospettive diverse può rappresentare un vantaggio competitivo per le aziende, migliorando l’innovazione e le performance. Tuttavia, perché ciò avvenga, è necessario un cambio di mentalità, con politiche aziendali che favoriscano il dialogo intergenerazionale e investano nella formazione continua.
In un contesto in cui sempre più lavoratori sono pronti a cambiare impiego pur di migliorare le proprie condizioni, le imprese che sapranno interpretare questi segnali e adattarsi ai nuovi trend saranno quelle in grado di attrarre e trattenere i migliori talenti, garantendosi un futuro più solido e competitivo.